Google mette al bando Internet Explorer 6 (Firefox 2.0 e Safari 2)


Quando ho letto alla notizia che Google non vuole più supportare alcuni browser (nel senso che non saranno più garantiti alcuni servizi come Google Docs), ho pensato a due concetti.

  1. Perché mai dovrebbero esserci browsers non aggiornati?
  2. Perché la maggior parte delle notizie che si trova in rete parla solo di non supporto ad Internet Explorer 6 e non, ad esempio, a Firefox 2.0?

Il “successo” di Internet Explorer 6

Internet Explorer 6, si sa, è un prodotto che ha avuto una grande diffusione non fosse altro per il semplice fatto di essere presente di default in Windows XP – che ricordiamolo, è nato nel “lontano” 2002 – il quale è (dati wikipediani alla mano) il sistema operativo più utilizzato attualmente.
Forse Microsoft non si aspettava, però, che questo indubbio successo in termini di diffusione si potesse nel tempo trasformare in una difficoltà nell’adozione delle nuove versioni. E quando si parla di Browser (e quindi, per loro natura, di software più soggetti ad attacchi e sfruttamento di vulnerabilità) ciò può essere davvero rischioso e controproducente.

Questa volta mi rifaccio alle statistiche W3C, le quali riferiscono un dato a mio avviso degno di nota.
Considerando l’anno 2009, Internet Explorer 6 è passato dal 18,5% al 10,9% (-7,6%). Una sorte simile è toccata a Internet Explorer 7 (-12,9%). L’ultima versione del browser Microsoft – Internet Explorer 8 – fa recuperare in parte il terreno passando dallo 0,6% al 13,5% (+12,9%).
Quel 10,9% degli utenti che ancora si ostina a utilizzare IE6 è spiegabile, a mio avviso, proprio dalla diffusione di Windows XP. Ancor’oggi c’è chi non si preoccupa dell’aggiornamento del proprio software – neppure se caldamente suggerito in tutte le forme – e utilizza il proprio computer così come “esce” dal processo di installazione.
E, purtroppo, questa è l’abitudine anche di molti pseudo-professionisti-IT che gestiscono il loro parco macchine considerando le attività di manutenzione ordinaria (e, IMHO, l’aggiornamento software deve rientrare in questa categoria) come qualcosa di non-così-necessario. Con Windows 7 (e il suo Windows Internet Explorer 8) che sta facendo recuperare punti di share su Windows XP, è probabile che IE6 vada pian piano a sfumare così come i suoi predecessori.

Tempi, difficoltà e rischio di aggiornamento

Uno dei motivi fondamen tali della reticenza di molti a tenere Internet Explorer aggiornato all’ultima versione è l’indubbio rischio connesso a installare una versione nuova. Ricordo molto bene il passaggio da IE6 a IE7: in quel periodo sono nati moltissimi problemi (a dire il vero quasi sempre connessi ad applicazioni di terze parti come toolbar o componenti aggiuntivi) nella procedura di upgrade che rischiava di concludersi in un risultato pseudo-catastrofico come installazioni rimaste a metà. E, purtroppo, l’impossibilità di rimuovere completamente il browser e “riprovare da capo” ha fatto nascere una moltitudine di guide how-to per la corretta installazione di Internet Explorer, molte delle quali incredibilmente complesse per un utente alle prime armi.

Firefox, sin dalle sue prime versioni, ha avuto procedure di aggiornamento molto semplice. Un pop-up avvisa della nuova versione che può essere agevolmente scaricata con un pulsante. Al riavvio successivo del browser, una procedura guidata invita l’utente a disattivare componenti aggiuntivi giudicati incompatibili e, con grande semplicità, vengono importati tutte (o quasi) le impostazioni che l’utente aveva impostato nella versione precedente.
Una procedura così semplice invita chiunque ad avere sempre l’ultima versione disponibile.

Il ruolo di Google

In tutta sincerità, se la mossa di Google servirà a spingere gli utilizzatori di IE6 ad installare una versione più recente, allora ciò non potrà che essere un grande passo in avanti in termini di sicurezza (e pertanto, sarà del tutto gradito).
E’ indubbio che – specialmente nel mondo della carta stampata (e non solo) – passerà solo l’idea che questa mossa di Google non è nient’altro che una battaglia nell’infinita guerra con Microsoft. Molti prenderanno l’occasione di aprire di nuovo la browser-war e, pertanto, riportare all’ordine del giorno il concetto di standard, open source, monopolio, antitrust (e molti altri ancora).

E’ il momento della consapevolezza

Io mi augurerei che ogni utente avesse la consapevolezza per utilizzare ciò che ritiene migliore per il suo scopo.
Purtroppo la consapevolezza richiede conoscenza e, quest’ultima, non può fare a meno di studio (seppur in diverse forme).
Senza consapevolezza, la voce del primo giornalista (o bloggatore, o twitteratore, o facebookiano, o amico, o cugino) – specialmente se coinvolto in qualche causa (sia essa pro-Microsoft, contro il codice “chiuso”, a difesa degli standard o per uno sfrenato capitalismo) – ci farà perdere la bussola e migrare in una direzione che, magari, potrebbe non essere la nostra preferita.


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