Ma… sono o non sono un gamer “bambino”?


Non mi piace sparare all’impazzata.
Non mi piace vedere sangue che si deposita sulle pareti e – con realistiche textures – cola donando un realismo senza precedenti.
Apprezzo di più un’idea originale e mai vista seppur, magari, qualitativamente inferiore di un’altra meglio realizzata ma che dà un senso di dejà-vu.

Forse è proprio questo il motivo per cui ho sempre apprezzato le idee ludiche di Shigeru Miyamoto. La sua videoludografia (così come riportata da Wikipedia) mi mette molta nostalgia e – contemporaneamente – mi fa ricordare che il mio primo trentennio si sta avvicinando… Eccezion fatta per qualche titolo, direi di aver giocato a tutti i suoi giochi.

L’onestà, però, deve sempre vincere sui fanboysimi e, pertanto, è giusto ammettere che molti altri hanno realizzato capolavori nell’industria dei videogiochi. Mi piace, come sempre, credere che ognuno possa scegliere ciò che preferisce senza per forza dover evangelizzare la propria scelta. Giusto discutere, giusto far conoscere realtà diverse. Ma, forse, sono necessarie delle doverose tregue nelle guerre tecnologiche: browser war (è meglio FireFox o Internet Explorer?), console war (chi tra Nintendo, Sony e Microsoft?), operating system war (Windows, Mac o Linux?), mobile war (iPhone, device con Windows Mobile/Phone o Nokia?).

Tornando al mondo dei videogiochi, lo scorso giorno ho sentito un parere di chi – seppur con controverse esperienze – ha operato per un po’ di tempo nel settore, con un portale Internet dedicato al mondo dei videogames: anteprime, novità e recensioni. Proprio sulle recensioni si è aperta un’interessante (seppur – probabilmente – scontata) sfaccettatura: esistono pressioni da parte delle case distribuitrici di games affinché un punteggio viri verso un valore più alto.

Ho, però, una considerazione aggiuntiva su questo tema che si traduce in una domanda: è possibile, nell’era dei social network e delle community, immaginare che una recensione possa essere un parametro importante per spostare il mercato.
Io, personalmente, prima di scegliere un titolo (che, dati i costi, non è un’operazione da far a cuor leggero) mi documento per bene grazie al Web, leggendo sia le recensioni dei siti che ritengo ben fatti, sia i commenti degli utenti che pullulano oramai ovunque (per fortuna).
Ad oggi, difficilmente questa tecnica di scelta mi ha portato ad acquisti che – a ragion veduta – avrei evitato.

Per concludere con il titolo con il quale si apre questo post, volevo riflettere su una frase – a mio avviso azzardata – che è uscita dalla stessa chiacchierata dello  scorso giorno. Uno dei titoli per Wii più apprezzati, ossia Mario Galaxy, è un gioco per bambini. Le community (e le recensioni) sembrano dire il contrario, a parte qualcuno (tra cui il sottoscritto) che avrebbe desiderato un livello di difficoltà lievemente più alto.
Ecco un’altra guerra tecnologica che debellerei volentieri: hardcore contro casual gamer. Se un titolo come Mario Galaxy riesce a farmi divertire per ore, allora sono felice di essere (ancora) un casual bambino🙂


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