Domain-Driven Design: si comincia


imageA volte può sembrare divertente fare la propria professione (nel mio caso, lo sviluppatore) acquisendo giorno dopo giorno nuova esperienza e – pertanto – modificando via via le proprie strategie di lavoro.

C’è, però, un risvolto della medaglia piuttosto pericoloso.
A me succede pressoché quotidianamente di rileggere codice scritto non più di qualche mese fa e dire: ma perché ho impostato le classi in questo modo? Perché qui ho usato il costruttore vuoto? E perché qui, invece, ho annegato la business-logic con la UI? Ma perché mai non ho creato una classe che implementa IList<T> da utilizzare come Property di un’altra classe piuttosto che esporre direttamente List<T>?

La maggior parte delle volte la risposta è sempre la stessa: perché quando ho scritto quelle righe di codice, non conoscevo ancora quel pattern/quella funzionalità/quella tecnica implementativa.

Altre volte, poi, la riposta è diversa: il codice è rimasto così perché non avevo in testa un modello di sviluppo preciso o – in altre parole – lo sviluppo è stato dettato da una dose di dilettantismo.

Proprio per evitare ciò, ho finalmente iniziato la lettura di un libro suggerito in una delle affascinanti sessioni di Andrea Saltarello che ho avuto la fortuna di seguire negli scorsi mesi.
Si tratta Domain-Driven Design: tackling complexity in the heart of software di Eric Evans.

Bene… si comincia!


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