Ready Player One


Grazie al consiglio di un collega (che ringrazio), questa settimana mi sono imbattuto nella lettura di Ready Player One maldestramente, a mio modesto avviso, tradotto in Player One nella versione italiana.

Primo libro dallo sceneggiatore Ernest Cline il testo mi ha subito appassionato e, con la voglia di assistere al classico lieto fine, mi sono fiondato tra le numerose (ma poco dense) pagine seguendo le avventure di Wade e dei suoi amici, virtuali e non.

Mi interrompo momentaneamente per chi non vuole spoilers

Terminata la lettura, è venuto il momento delle riflessioni: al divertimento per l’avventura appena letta sono presto affiorate molte inquietudini. Ciò è accaduto perché l’incredibile avventura di Parzifal, Aech e Art3mis non è, probabilmente, così irreale come sembra.

Mi aiuto nella piccola carrellata con un po’ di immagini scovate qua e là tra blog e fanpage dell’autore.

In breve…By Cory Lorenzen

Siamo nel 2044, in un epoca in piena crisi economica. Il problema dell’esaurimento di energia e risorse (trascurato per anni) è oramai insopportabile.
La povertà dilaga (probabilmente negli anni, il tasso è aumentato esponenzialmente) e, inesorabilmente, molte persone hanno cercato rifugio nelle zone più disagiate della città.

Per ogni casa abbandonata in centro, un vecchio veicolo (diventato oramai abitazione abituale) veniva parcheggiato in periferia. Fino a quando lo spazio, che scarseggiava come le risorse del pianete, si esaurì e l’unica soluzione trovata fu creare gli stacks, cataste di veicoli. Un condominio moderno, pericolante, insicuro, inquietante segno del degrado.

C’è una possibilità di evasione da tutto ciò? Sembra di sì: un software creato parecchi anni prima dalla nota multinazionale GSS. Una realtà virtuale, così come quelle che si abbozzano ai giorni d’oggi, a cui – a costi contenuti – in molti possono accedere. Una sorta di social network molto avanzato con il quale interagire, teoricamente in totale anonimato, con un altro mondo. Le persone sono sostituite da avatar, sia comandati da altri utenti sia dotati di autonomia propria. Un mondo immenso, ben più grande della “comune realtà”: tutto questo si chiama OASIS.

http://about.me/lenperaltaWade sulla terra è Parzival in OASIS.
Nella vita reale, cerca di trascorrere la maggior parte del tempo nel suo nascondiglio per lui inespugnabile.

Il suo avatar è semplice e povero tanto quanto lui. Questo accade perché per acquistare beni nel mondo virtuale erano necessari soldi prelevati dal mondo reale. Difficile, per coloro che vivono una vita disagiata, avere grandi possibilità nel mondo di OASIS.

Dopo l’inquietante, a mio parere, immagine delle cataste, ho trovato un altro disegno tanto semplice nei dettagli quanto incredibilmente non distante dagli anni nostri.

RPO-hideout_mudron_sm

Siamo nel 2044 ma non è così futuristico come sembra. Vedo ancora una ciabatta elettrica, delle batterie “tradizionali”, una stufetta come quelle che usavo io da bambino ed una lampada che è quasi identica a quella che ho sul mio comodino. D’accordo ci sono anche guanti aptici ed un piccolo visore. Ma (e di questo ne sono sicuro) esistono già posti nel mondo uguali o simili a quelli rappresentati in questo disegno.

Ed è proprio questo che mi ha fatto riflettere molto in questi giorni (a tratti facendomi perdere il sonno). Quante persone nel mondo già oggi, grazie al loro computer, evadono in realtà diverse dalle proprie. Quante persone si divertono ad avere un avatar profondamente diverso dalla propria personalità? E quanti si affezionano così tanto alla vita virtuale da preferirla a quella reale? Siamo così lontani da come è rappresentato OASIS?

http://about.me/lenperalta

Poi, però, per fortuna entra in gioco Art3mis: unico avatar del mondo virtuale a scatenare vero interesse da parte di Parzifal o, meglio ancora, di Wade in cane ed ossa. Lui, in questo caso, non se la sente proprio di limitarsi ad un incontro virtuale e farà di tutto per avere un incontro nella vita reale.

In tutto questo scenario, c’è una caccia all’easter egg del secolo. Un grande premio per il vincitore, molti richiami alla cultura geek focalizzata su film, musica e videogiochi degli anni ‘80.
Tanti riferimenti, tanta nostalgia. Insieme alla speranza che il nostro presente ricco – forse troppo – di tecnologia non si trasformi in un futuro in cui, per sopravvivere alla vita reale, sia necessario rifugiarsi in un mondo fittizio.

Oltre perché (e leggendo il libro sarà molto chiaro) qualsiasi mondo virtuale avrà legami molto forti con la realtà. La la vita, alla fin fine, è una sola.

Da doomquack.blogspot.it


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